Tuesday, November 25, 2008

Leadership femminile e maschile.

Esiste una reale differenza? Se sì, è legata a stereotipi? Ci sono fattori culturali che potrebbero spiegare le differenze? Potreste fornire qualche esempio?

41 comments:

M.Fiamingo said...

Teoricamente non dovrebbe esistere una reale differenza,in quanto le donne possiedono grandi capacità interpersonali e di gestione di risorse umane. Alcune volte abbiamo anche sentito l'espressione un pò colorita: "Quella donna ha le p....",che riassume in una sola frase come una donna possa avere tutto per essere un leader.
Sostanzialmente però,proprio per la cultura delle organizzazioni, soprattutto in Italia si ci concentra nella stramaggior parte dei casi alla figura maschile.
Cercando su internet ho trovato un altro motivo: quello dell'autoboicottaggio femminile.
(fonte: www.mida.biz/pdf/n13/gn.pdf)
Cioè sono afflitte da una bassa autostima e tendono a sottovalutarsi,a sminuire il proprio lavoro e a non apparire.
Negli ultimi tempi però le cose stanno a poco a poco cambiando rispetto al passato,le donne hanno aspettative più alte e sono più determinate.

samuele said...

Se teoricamente come dice il collega Fiamingo non esiste differenza in realta' essere donna e essere leader in un gruppo di lavoro e' molto difficile.In italia e sopratutto in sicilia la cultura valorizza sopratutto la figura maschile,inoltre la donna che vuole essere leader deve "lottare"sopratutto con le altre colleghe in genere molto piu' aguerrite dei colleghi.
Oggi la donna ha i mezzi ,le capacita'(lo abbiamo visto in classe con la presentazione delle colleghe)la preparazione per diventare leader,ce la fara'?L'ardua risposta ce la dara' il futuro.

carla mencio said...

In teoria non dovrebbe esistere una differenza tra leadership maschile e femminile,ma la storia ci insegna che gli uomini sono più avvantaggiati nell'ottenere il ruolo di leader.Il motivo?Noi donne siamo considerate fragili,incapaci di ricoprire determinati ruoli di responsabilità,troppo influenzabili dalle emozioni personali.Invece sappiamo tutti che le donne sono più portate a ricoprire ruoli di organizzazione e distribuzione del lavoro e sono,a volte,molto più lucide nel prendere le decisoni rispetto agli uomini.
Inoltre credo che la leadership femminile,quando esiste,sia qualcosa di veramente meritato.Non me ne vogliano i colleghi uomini...ma nel vostro caso si può sempre dire così?

Rino said...

Storicamente,come possiamo costatare dai libri di storia,l' uomo è stato al centro dei fatti più importanti che hanno stravolto la storia della nostra umanità.Da sempre l' uomo ha avuto questa posizione dominante che parte addirittura dalla preistoria dove usciva dalla caverna,andava a cacciare e raccogliere il cibo che generosamente portava alla donna che stava casa e si è sempre posto a rischi che solo lui poteva sopportare dal punto di vista fisico....anche se questo pensiero potrebbe essere fra inteso voglio dire che non mi ritengo un maschilista, anzi rispetto e amo le donne tantissimo, sto solo riportando a parole la realtà dei fatti.L' uomo è stato nei tempi un leader secondo me perchè di sua natura ha un carattere forte, deciso e non si fa prendere facilmente dalle emozioni.Le donne che sono riuscite ad affermarsi come leader sono state davvero poche, sia per scarsa attitudine a dei ruoli,sia anche per il motivo per cui hanno trovato poco spazio e pochi consensi.Spero che in futuro le donne possano trovare più spazi poichè hanno un ruolo fondamentale nella società, sono abili e ritengo che abbiano molte altre caratteristiche oltre la seduzione:).

G.Longo said...

sono assolutamente d'accordo con la mia collega Carla: le donne spesso sono molto più portate a gestire un'organizzazione. Ovviamente non voglio sminuire in alcun modo il genere maschile, ci mancherebbe, ma le donne hanno nella propria natura la capacità di organizzare e semplificare le situazioni. Del resto nella maggior parte delle famiglie è la donna a gestire quasi l'intera "organizzazione familiare": spese, educazione dei figli, bilanci, ordine nella casa, ecc..
Sembra facile? Non direi proprio! Possiamo dire che le donne sono manager e leader di un'azienda chiamata "famiglia"!!!
Ma è proprio su questa convinzione che fino a qualche tempo fa gli uomini precludevano alle donne la possibilità di svolgere lavori "maschili"!
Per fortuna penso che pian piano (forse ancora TROPPO piano) ci stiamo avvicinando alla parità dei sessi anche nell'ambito aziendale, impensabile fino a meno di 50 anni fa (soprattutto in Sicilia, purtroppo...).
Ma ci sono ancora tanti passi in avanti che dobbiamo fare!
E' giusto che tutte le donne abbiano la possibilità di lavorare anche in altre aziende, oltre all'azienda-famiglia!!

Girando quà e là su internet ho trovato alcuni riferimenti:

http://www.meritocrazia.com/index.php?option=com_myblog&category=36&Itemid=56


http://archiviostorico.corriere.it/1997/ottobre/25/azienda_politica_poche_donne_leader_co_0_9710251311.shtml

g.petralia said...

Vorrei lanciare una provocazione. In linea di massima penso che una leadership femminile dovrebbe essere più efficace di una maschile e ciò è dovuto ad una maggiore capacità nelle donne di coniugare ragione e sentimento (in generale). Detto ciò oserei dire che una società in cui comanda una donna abbia seri problemi legati al risentimento che parte dagli uomini. Mi spiego facendo un esempio che seguo molto da vicino da anni: la Finlandia è un paese eccezionale, efficiente, avanzato, tutto funziona alla perfezione. Ho potuto constatare che se si lascia una borsa in mezzo alla strada e la si va a prendere dopo un'ora, essa sarà ancora lì. Vi è una pulizia, un ordine, un'educazione che lascia senza parole. Inoltre, so anche che qualche finlandese addirittura si vaccina quando viene in Sicilia. Ebbene, ci troviamo di fronte ad un paese in cui le donne comandano e gli uomini in genere rimangono in casa a fare i casalinghi. Tutto, quindi, sembra funzionare alla perfezione. Ma è solo un'apparenza. Ho avuto modo di notare che gli uomini (soprattutto i giovani) finlandesi sono persone estremamente chiuse, introverse e turbate. E' un momento in cui la depressione maschile è altissima (a differenza dello standard degli altri paesi con leadership maschile in cui la depressione colpisce maggiormente le donne). E questo turbamento negli uomini sta destando molta preoccupazione: essi sono repressi, credo siano note le vicende sanguinose degli ultimi anni nelle scuole finlandesi. La società si sta chiedendo perché questi ragazzi stiano crescendo così chiusi e violenti. Ebbene, forse oso troppo, ma credo che questa repressione interna (ben più grande di quella delle donne in una società più maschilista) sia dovuta ad una sorta di sottomissione nei confronti nelle donne. Parlando in termini più di azienda lavorativa, conosco alcune dirigenti donne in aziende. Esse svolgono un lavoro impeccabile, ma devono lottare contro un'invidia maschile che spesso porta gli uomini a remare contro di loro; esse perciò devono tenere le distanze in modo maggiore rispetto a quando un capo è uomo. RICAPITOLANDO: la leadership femminile è -a mio avviso- più efficiente ed efficace, ma crea altri tipi di problemi dovuti al fatto che uomini non accettano di farsi comandare da una donna. Quindi non è detto che essa sia effettivamente migliore.

claudia nisi said...

Se un uomo si deprime perchè è una donna che comanda...problemi suoi. Ancora oggi nel 90% delle realtà sociali è l'uomo che sta al potere e non mi sembra che la donna si chiuda in sè stessa restando con le mani in mano e incrementando la sua frustrazione...anzi: sempre di più le donne stanno cercando di prendersi quello che spetta loro: un valido posto nella società dimostrando le loro competenze che derivano dalla capacità di organizzazione ( in quanto da sempre madri, moglie e con una casa sulle spalle), dalla praticità, dall' avere un livello di sopportazione molto più elevato dell' uomo, dalla capicità di non entrare in confusione per nulla,ecc...
Ci sono uomini totalmente interdetti così come donne molto da " Uominie Donne", ci sono uomini imprenditori in gamba che arrivano a risultati del tutto uguali a quelli che possono raggiungere le donne:anche noi possiamo essere grandi in tanti campi: è giusto, quindi, che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini: saranno poi criteri di meritocrazia che premieranno un uomo piuttosto che una donna.


P.S. E comunque, come disse qualcuno, dietro un grande uomo c'è e ci sarà sempre una grande donna!

Giorgio Giuffrida said...

Ho trovato molto interessante la riflessione di g. petralia, sicuramente è un punto da cui partire anche se il fatto che un evento accada non è sintomatico di una situazione data per certa; devo dire di aver trovato le sue analisi molto precise e razionali, giusto anche il fatto di catalogarla come provocazione, anche se supportata molto bene e argomentata; potrebbe essere vero il discorso fatto da g.petralia, anche se secondo me manca un dettaglio per cui possa considerarsi completamente veritiero :la diffusione a macchia d'olio del fenomeno. Comunque molto interessante secondo me l'intervento.

g.anzà said...

premetto che trovo il quesito molto interessante e soprattutto provocatorio,per lo meno per persone come me,che hanno molto a cuore la questione femminile per ciò che riguarda il riconoscimento delle grandi capacità di leadership della donna.quello che ha scritto rino è la conferma di quanto l'argomento sia intriso di stereotipi,quali:"l'uomo per natura ha un carattere più forte.." ,"la donna non ha avuto molto successo per scarsa attitudine ai ruoli.."(ho citato testualmente).io credo invece che la donna abbia il fiuto giusto nel focalizzare l'obiettivo ed organizzarsi con le risorse a sua disposizione per perseguirlo.come già hanno scritto altri colleghi,abbiamo una capacità organizzativa e una tempistica differente rispetto a quella degli uomini.ovviamente,credere che le abilità di una persona siano strettamente legate al proprio sesso lascia il tempo che trova.ma non c'è dubbio che la donna rispetto all'uomo ha delle tipicità,e viceversa(sia positive che negative).per questo io sono assolutamente contraria ad uno strumento come quello delle "quote rosa",le trovo un insulto!noi donne non abbiamo bisogno di un contentino dato dall'uomo per avere delle posizioni di prestigio.dove sta il gusto della conquista e della meritocrazia?!la mia speranza è che il detto:"dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna"(luogo comune anche questo,ma quante volte abbiamo potuto constatare una situazione del genere!),possa un giorno ribaltarsi e far uscire dall'ombra,personalità forti e capaci,che,udite udite,sono presenti anche nelle donne!!!

roberta ventura said...

A mio parere, è proprio la differenza di sesso che determina un diverso stile di leadership. In molte culture, infatti, le donne purtroppo sono ancora considerate inferiori agli uomini per certi versi, incapaci di ricoprire ruoli che tradizionalmente sono intesi come “maschili”; dunque nel momento in cui, nonostante i pregiudizi e le convenzioni, una donna riesce ad assumere una posizione di leadership, si mostra più attiva,impegnata e tenace nello svolgimento del compito che le è stato assegnato e nel perseguimento dei suoi obiettivi, per cercare in qualche modo di far ricredere tutti coloro che mostravano scetticismo circa le sue reali capacità. Al contrario, proprio per questa cultura “maschilista”, se un uomo ottiene una posizione di rilievo in un determinato campo, può accadere che si adagi sugli allori e non dia il meglio di sé in quanto ritiene che ciò che ha ottenuto gli spetti di diritto, e quindi mette in atto uno stile di leadership meno attivo e più disinteressato,in altre parole uno stile laissez-faire. Un esempio recente di leadership femminile può essere rappresentato da Emma Marcegaglia, che dopo degli studi e una carriera brillanti, il 13 marzo 2008 è stata eletta presidente della Confindustria,essendo così la prima donna a ricoprire questa importante carica, nonché la più giovane; o ancora, ricordiamo grandi personalità come Laura Biagiotti e Paola Fendi, che si sono distinte nella moda nazionale e internazionale, dimostrando universalmente le loro capacità.

TANIA said...

NOI DONNE SIAMO CAPACI DI GESTIRE TANTISSIME COSE CONTEMPORANEAMENTE (CASA,FIGLI,LAVORO ECC)
DUNQUE LA DONNA RIESCE AD ESSERE LEADER NELLA VITA GESTENDO TUTTO E RIUSCENDO AD AVERE UN FORTISSIMO SENSO ARGANIZZATIVO..
CREDO CHE LA DONNA POSSA AFFRONTARE I PROBLEMI ANCHE MEGLIO DEGLI UOMINI,SIAMO PIU' FORTI E RESISTENTI,MA PURTROPPO LA RELTA' E' CHE ANCORA NEL 2008 (QUASI 2009) CI SI PONE LA DOMANDA SE DONNA E UOMO SONO UGUALI..
DOVREMMO PARLARE SOLO DI PERSONE E BASTA..
CI SONO PERSONE PIU' O MENO CAPACI..POI SE SI E' DONNA O UOMO POCO MI IMPORTA,MI IMPORTANO SOLO I RISULTATI!!!
UOMO = PERSONA
DONNA = PERSONA

Fiorito Piero said...

Le donne da sempre hanno incontrato degli ostacoli, con pesanti ripercussioni per il career developement. Ostacoli dovuti principalmente a pregiudizi, stereotipizzazione per genere degli incarichi e ostilità verso le donne che occupano posizioni dirigenziali. Olre a questi ostacoli di tipo socio-culturale ve ne sono altri relativi alla conciliazione tra vita privata e professionale quali la rigidità nell'organizzazione del lavoro, mancanza di servizi per la famiglia e difficoltà di avanzamento della carriera dovuti alla maternità. Però Con I movimenti femminili degli anni '60 e '70, come insegna la storia, le donne sono passate dalla lotta per l'emancipazione e per una piena integrazione nelle istituzioni e nel mondo del lavoro a un'affermazione della loro identità. Con l'affermazione del diversity management nelle organizzazioni, si sta cercando di superare questi ostacoli. La percentuale in Italia di donne che occupano posizioni di leader è ancora bassa, rispetto ai paesi del Nord Europa, come la Finlandia, come tra l'altro ricordava il collega Petralia. Pallidi tentativi sono stati fatti anche in politica con la nomina di "qualche" ministro, ma credo che per vedere un premier donna, bisognerà ancora aspettare. Un traguardo credo però che sia stato raggiunto: la quasi totale affermazione della donna nel mondo del lavoro.

Rosario Faraci said...

Bene. Non immaginavo un dibattito cosi' intenso. Ci stiamo preparando lentamente al tema della cultura organizzativa e nazionale, in programma per la prossima settimana.

di mauro said...

condivido a pieno cio che ha detto la mia collega tania.non si puo assolutamente parlare di differenze tra leader uomini e leader donne.ogni donna è leader della propria vita,riesce a portare avanti contemporaneamente una famiglia e il lavoro(nella famiglia a mio parere la donna è il cardine)se nella storia nn vi sono state grandi esempi di leader femminili non è dovuto ad una nostra inferiorità in cio,ma la cultura maschilista che c'era e che ancora non siamo riuscite ad eliminare (soprattutto qui in italia).alcune aziende italiane(un esempio la Bartolini s.p.a)si rifiuta a priori di dare incarichi piu elevati a donne(chi lo dice che una donna non sia in grado di ottenere risultati migliori nella gestione di un azienda?)non è questo puro maschilismo?

Mariagrazia Ragusa said...

Buonasera a tutti!
Vorrei innanzitutto premettere che sono d'accordo con chi dice che la donna, ancor oggi è considerata "inferiore" all'uomo, sebbene ormai tutti le riconoscano i meriti soprattutto quando si tratta di famiglia e del ruolo di madre-padre-moglie-marito che essa assume(non me ne vogliano gli uomini...so benissimo che ci sono casi in cui l'uomo è molto presente in famiglia, ma spesso la donna assume tutti i ruoli che possano esistere in ambito famigliare!). E' anche vero che in molti paesi la donna viene trattata e considerata come un essere insignificante, ma vorrei aggiungere che, spesso, in questi paesi regna l'ignoranza. E nel dire questo mi riferisco a paesi molto vicini a noi: mio padre, ad esempio, viene da un paese in provincia di Catania, e credetemi se vi dico che andare lì e vedere come viene trattata la donna, è un po' come fare un salto indietro nel tempo: la donna partorisce, alleva figli, cucina, pulisce e NON PARLA!La sua personalità non esiste...totalmente annullata per servire l'uomo-padrone. Meno male che poi torno a Catania, dove vedo la realtà che caratterizza l'Italia. E se è vero che TEORICAMENTE siamo tutti uguali, siamo tutte persone, se è vero che TEORICAMENTE gli uomini ci considerano "inferiori", PRATICAMENTE io vedo uomini che sono QUASI terrorizzati dal potere femminile. Credo che la donna, lavorando, facendo carriera, abbia un po' "tolto" potere all'uomo. Insomma, parlandoci francamente, l'uomo a casa ha un ruolo "minore" rispetto alla donna, al lavoro sono uguali (e a volte la donna è anche capo di molti uomini)...insomma, poveri uomini!Ci credo che si chiudano nel loro maschilismo! Il grande potere delle donne, lo vedo anche nel fatto che al giorno d'oggi si discute sul doppio cognome: ci si chiede se i figli debbano avere sia il cognome del padre che quello della madre.
Da un punto di vista aziendale, secondo me, vi sono grandi differenze tra leadership maschile e femminile. Non tanto per fattori culturali, quanto per stereotipi relativi al carattere: noi donne (molte volte, non sempre) tendiamo a pensare che il nostro lavoro sia il migliore e, tranne in certi casi, evitiamo il lavoro di squadra, preferiamo lavorare sole; siamo invidiose e (scusatemi, ma è la verità) anche un po' acide. Gli uomini sono più sinceri, puntano di più sul lavoro di gruppo...Spero che nessuno mi uccida per questo post, ma penso rappresenti molto la realtà dei fatti, o comunque, una mia opinione.
In ultimo vorrei fare anche degli esempi storici (visto che si dice che nella storia ci sono stati grandi leader di sesso maschile e non femminile): Giovanna D'Arco, Elisabetta I d'Inghilterra, la regina Vittoria d'Inghilterra, Madre Teresa di Calcutta.

PAOLA DI NOLFO said...

Penso che la forza delle donne risieda nella molteplicità di ostacoli che hanno dovuto superare per avere il riconoscimento che meritano. Quindi ritengo che questo percorso così duro affrontato dalle donne si rifletta sulla loro leadership che risulta differente rispetto a quella maschile.
Riporto un documento interessante su una ricerca effettuata negli
Stati Uniti da Robert Kabacoff, del Management Research Group sulle DIFFERENZE TRA SESSI
NELLE CAPACITÀ
DI LEADERSHIP.

http://www.mida.biz/pdf/n8/gs.pdf

emilia sciuto said...

sono daccordissimo con tania.. e aggiungo che gli ostacoli istituzionali che una donna trova nell'accedere a cariche superiore all'interno di qualsivoglia organizzazione siano dettate dal limite della cultura maschilista quale la visiona della donna come "donna madre di famiglia e suo orientamento".
credo che ciò derivi dal fatto che l'uomo non sia disposto a perdere questa figura stabile della donna traducendo questo bisogno in sentimento di superiorità.
questa idea di fondo sta ormai lasciando spazio hai diritti della persona senza distinzione di sesso, ma attenzione perchè noi donne vogliamo tanto ma in realtà non sappiamo nemmeno noi cosa realmente desideriamo in nquanto molte di noi ci portiamo avanti lasciando uno sguardo indietro per paura di perdere le "tradizioni".
il discorso è molto articolato, ampio e meramente soggettivo.

FRANCESCO M. said...

Personalmente credo e ribadisco cio' che ho detto in aula,cioè che una donna che mostri i tratti di leader nella propria organizzazione manchi un po' di femminilità,questo anche dato dalla posizione che appunto è chiamata a ricoprire;credo che la convenienza o meno ad incaricare una donna come manager sia data dal messaggio che l organizzazione voglia trasmettere al mercato e ai concorrenti...come esempio mi viene in mente il film IL DIAVOLO VESTE PRADA. Sicuramente si nota in questo film la presenza di due antagonoste...l'una espressione di leadership,ma che nn mostra alcun senso di femminilità,ma piuttosto di freddezza.pugno duro e rigidità...l'altra invece è la femmina per concezione,cioè dolce,sensibile,bella ecc ecc...
Naturalmente nella pratica le cose vanno diversamente,ed un imprenditore quando deve scegliere un manager che gestisca la sua azienda e assicuri il successo cdi quest ultima deve prendere valutazioni che vanno al di là degli stereotipi.
Da una ricerca fatta è emerso tutto questo:
Un fenomeno di rilievo connesso con le dinamiche tra i generi nelle organizzazioni riguarda l'esclusione delle donne dalle dinamiche di potere e dall'accesso alle informazioni.E' stata riscontrata,attraverso studi,un opzione preferenziale per gli uomini,ovvero la tendenza a privilegiare candidati di sesso maschile a parità di qualifiche o competenze sia nelle selezioni che nelle promozioni.Tra le ragioni di tali preferenze,alcuni studi hanno messo in evidenza la differente concezione della leadership da parte di uomini e donne,unite al fatto che a selezionare i manager sono spesso soltanto uomini.Nonostante un certo senso comune veda le donne come poco affidabili proprio perchè oberate da carichi familiari ed esse stesse scarsamente inclini ad attribuire al lavoro la giusta attenzione,le difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia non sono il principale fattore di ostacolo della carriera femminile.Purtuttavia,esse rappresentano ancora un impedimento oggettivo all accesso alla carriera per molte donne.Di fronte al problema della conciliazione,persiste la tendenza di molte organizzazioni ad impostare i propri modelli professionali sulla figura dell uomo con disponibilità illimitata di tempo da dedicare al lavoro e con un supporto familiare tale da sollevarlo dalle incombenze domestiche e parentali.Infine la prospettiva degli studi sul career development nel contesto del DIVERSITY MANAGEMENT mette in evidenza l'arretratezza di molte organizzazioni nello sviluppo di sistemi volti a valorizzare le conoscenze e competenze individuali;le donne patiscono maggiormente la carenza di tali strumenti,giacchè questi dovrebbero compensare gli effetti negativi per la carriera derivanti dall'esclusione dalle dinamiche politiche informali.Una delle dinamiche segreganti piu' spesso messe in evidenza è rappresentata dall'identificazione del management con quello maschile e con qualità che la società tende ad attribuire agli uomini.Tale identificazioneha portato,per anni,a considerare le donne manager sempre come eccezioni rispetto ad una regola.Negli ultimi anni,però,le rapide trasformazioni che hanno investito l'economia,le organizzazioni ed il management hanno messo in luce una sempre maggiore problematicità degli stili di direzione tradizionali,basati sul comando e controllo.E' accaduto cosi' che le caratteristiche che,secondo gli stereotopi,sono tipiche delle donne(emotività verso i problemi;concretezza;capacità di ascolto),e che fino a tempo fa venivano considerate poco adatte al management,hanno cominciato d improvviso ad essere considerate indispensabili per la trasformazione delle organizzazioni nella direzione auspicata dai nuovi modelli gestionali.Tutto ciò ha portato(in alcune imprese innovative)a trasformare l'eventuale diversità femminile,da fattore problematico a punto di forza,in quanto potenzialmente in grado di innovare il modo in cui le organizzazioni vengono condotte,secondo le nuove esigenze dell'economia.E' quindi venuto d'attualità quello che gia diversi anni fa alcuni studiosi indicavano come il modello vincente, il cosiddetto MODELLO DI LEADERSHIP ANDROGINO,fondato su un mix efficace di caratteristiche stereotipicamente maschili o femminili.

MANGANELLO FRANCESCO.

Rosario Faraci said...

Caro Francesco Manganello, deve citare per favore la fonte da cui ha tratto le informazioni riportate. Sia per dovere di scientificità, sia per il fatto...che in aula ci sono tante ragazze frequentanti!

TANIA said...

DOMANDA PER MANGANELLO FRANCESCO:
MI DARESTI UNA DEFINIZIONE SERIA DI COSA E' PER TE LA FEMMINILITA' E DEL MOTIVO PER IL QUALE QUESTA NON SI POTREBBE ACCOSTARE AD UN QUALSISI POTERE?????!!!!!
TI CONSIGLIO DI CONSULTARE UN BUON DIZIONARIO..
STAI CONFODENDO LA FEMMINILITA' CON LA DEBOLEZZA.

di mauro said...

francesco m.se puoi per favore dare la fonte da dove hai preso queste sciocchezze!non è assolutamente vero ke le donne danno poca attenzione al proprio lavoro anzi è proprio il contrario.le donne hanno una maggiore capacità nell organizzazione in generale,sono sempre piu precise ed ordinate nello svolgere i loro compiti.l essere oberati da carichi familiari e riuscire comunque ad avere buoni risultati nel lavoro secondo me è solo superiorità femminile.pensare ke siano inconciliabili è forse un modo maschilista per nascondere il fatto ke la maggior parte degli uomini nn sarebbe in grado di farlo.poi non credo proprio che gli uomini abbiano un tempo illimitato:calcio sport amici playstation sono tutti hobby che tolgono tempo al lavoro!tempo ke invece noi donne magari sfruttiamo per portari avanti la famiglia.

chiedo scusa al professore,con questo intervento forse sono andata un po fuori dall argomento postato ma non sono riuscita a trattenermi.

g.anzà said...
This comment has been removed by the author.
g.anzà said...

mi viene da sorridere leggendo la "testimonianza" riportata dal collega Manganello.reputare che si possa mettere a capo di un'organizzazione una donna,solo per motivi di immagine e di messagio,mi fa pensare che Manganello abbia avuto poco a che fare con donne di polso nella sua vita.ma ovviamente,potrei sbagliarmi!personalmente sono molto organizzata,e ho ben chiaro in mente come raggiungere i miei obiettivi,e tutto ciò,caro collega,facendo vanto della mia femminilità,senza considerarmi una donna con.."gli attributi"!quelli li lascio a voi maschietti,in quanto credo che questa sia un'espressione vecchia,e a volte priva di fondamento.piuttosto mi considero una donna con la testa,fiera di esserlo!

TANIA said...
This comment has been removed by the author.
M.Fiamingo said...

Penso che stia diventando una lotta tra maschilisti e femministe in questo finale. Però almeno abbiamo esposto diversi punti di vista.

G.Longo said...

Il problema è che continuiamo a fare distinzione tra donna manager e uomo manager.
Quando cominceremo a parlare semplicemente di manager???
Adesso mi spiego perchè in Italia le donne leader sono solo l'8%
Ritornando a "il diavolo veste Prada": per quanto possa essere antipatico il personaggio della protagonista (Miranda, se non mi sbaglio), è evidente la sua grandissima capacità di organizzazione e la sua bravura nel suo lavoro. Ad un certo punto del film anche la sua debolezza viene fuori quando si mettono in evidenza i suoi problemi con il marito ad ultieriore esempio che anche una donna "debole" può essere una leader.
Francesco M., pensi veramente che Miranda non sia femminile? L'essere femminile significa non avere pugno duro e rigidità nel proprio lavoro? (ripeto, adesso mi spiego il perchè di quell'8%) O forse è soltanto il fatto che fa paura una donna come lei agli uomini? (piccola provocazione, qualcuno mi ammazzerà...)
Il fatto è che quel film dimostra come anche le donne hanno gli attributi per portare avanti un'azienda.
Ed è normale, parliamo di persone, non di donne e uomini, no??
Allora io e le mie colleghe perchè studiamo economia aziendale??
Per quanto riguarda le informazioni che hai riportato non voglio dir nulla prima di sapere la fonte.

ps: Miranda è a capo di una rivista di moda, se non è femminile lei?!?!?!?!

Angelo Mazzeppi said...

Buongiorno a tutti,
vedo che i toni sono accesi e me ne dispiace.
Comunque credo che ridurre il tema a maschilismo e femminismo sia sbagliato in quanto penso che l'affermazione della leadership,specie in una società moderna come considero la nostra,dipenda dalla propria personalità.

Tuttavia non mi sento concorde con chi sostine che la famiglia gravi sulle donne,questa mi sembra una visione un pò troppo retrograda.

Grazia said...

Forse, caro Francesco, ti sei perso le prime lezioni riguardanti la personalità o hai incontrato persone che mostrano solo un unico ed esclusivo comportamneto. Una donna, al pari di un uomo,non può mostrare sempre e solo, come dici tu, "dolcezza sensibilità e bellezza", ma senza dubbio quando occorre "fredezza o rigidità":la donna non è mica una bambola, e soprattutto la donna manager, che deve sempre sorridere ed essere dolce, senza che ciò comporti una perdirdita di femminilità. (concetto che secondo me hai un pò confuso). Le persone che troverai sempre col sorriso, belli e dolci sono ESCUSIVAMENTE gli stewart e le hostess (e solo se viaggi in prima classe).
La famiglia non penso sia un problema anzi un motivo in più per rimanere all'interno dell'organizzazione (guarda Bridget Jones) e poi dove è scritto che solo la donna deve badare alla famiglia?! Scusami, ma si tratta di un ragionamento un pò troppo obsoleto: la famiglia si in due e in due ci si occupa della stessa.

Rosario Faraci said...

Lascio sul blog, per dovere di cronaca, tutti i commenti, anche se non condivido il "tono" che sta prendendo la discussione. Il tema è la differenza fra leadership femminile e maschile, non la distinzione tra "masculinity" e "femininity" (di cui parleremo più avanti, quando affronteremo il modello di Hofstede) nè tanto meno la questione del maschilismo e del femminismo. Ripeto la domanda. Abbiamo individuato modelli e teorie diverse per interpretare la leadership. La differenza di genere, fra uomo e donna, è rilevante oppure no, al fine di validare i modelli e le teorie presentati? Vi invito, per qualificare il dibattito, di citare sempre le fonti delle informazioni. Vi invito altresì a riferirVi, ove possibile, ad articoli scientifici. Avete una barra laterale sul blog che Vi collega ad alcune tra le principali riviste di Organizzazione. Perchè non iniziate a dare un'occhiata lì?

FRANCESCO M. said...

CARO PROFESSORE FARACI RISPONDO A LEI IN QUANTO FIGURA ISTITUZIONALE DEL CORSO...ALLE MIE COLLEGHE PREFARISCO FARLO IN AULA..PER QUANTO RIGUARDA L'INTRODUZIONE DEL MIO COMMENTO SI TRATTA SOLAMENTE DELL'ESERCIZIO DELLA MIA LIBERTà DI PENSIERO..CIOè HO SEMPLICEMENTE ESPRESSO UN GIUDIZIO SUL TEMA E SU COSA PENSO A RIGUARDO..IL FATTO CHE SIANO STATE SOLO DONNE A RISP(ED ANCHE IN MALO MODO)MI RINCRESCE MA ALLO STESSO TEMPO NON PRETENDEVO CHE QUALCUNO MI APPOGGIASSE..PER QUANTO RIGUARDA LA MIA RICERCA IO NON CAPISCO COSA C è SCRITTO DI SBAGLIATO???NON CAPISCO COSA C è DA CAPIRE SUL FATTO CHE FIN DALL ORIGINE LE ORGANIZZAZIONI HANNO PREFERITO DARE VALORE PIU' ALLE FIGURE MASCHILI MA POI,CON L'EVOLUZIONE UN Pò DEI MERCATI,UN Pò DELL'ECONOMIA IN SE PER SE,HANNO INIZIATO A DARE SPAZIO ALLE FIGURE MANAGERIALI FEMMINILI,CONSIDERANDO LA PRESENZA DI QUESTE NELLE ORGANIZZAZIONI QUASI UN PUNTO DI FORZA..COMUMQUE SONO SICURO CHE IL MIO COMMENTO ALL'INIZIO è STATO FRAINTESO..MA RESTA SEMPRE IL MIO PENSIERO..E LO RIBADIRò SEMPRE..
COMUMQUE IL DOCUMENTO CHE HO LETTO E DA CUI HO TRATTO ALCUNI SPUNTI è:
http://www.donnepolitica.org/docs/LF%20ita.pdf..ARRIVEDERCI..

TANIA said...

MI SCUSO PER I TONI ASSUNTI IN PRECEDENZA.
L'impresa. Rivista italiana di management
FORMAZIONE MANAGERIALE.
La mappa dell’offerta “rosa” in Italia
L’IMPRESA N°3/2008


Leadership femminile in costruzione
La relazione tra la partecipazione a master e la presenza delle donne in posizioni decisionali nelle aziende è provata. Viaggio tra le principali business school e università italiane che hanno a cuore il futuro della società


La formazione sarà la chiave di volta per l’affermazione della leadership femminile nelle aziende italiane. È quanto emerge dalla fotografia scattata da L’Impresa sul variegato mondo delle scuole di business e management che operano sul territorio nazionale e, in alcuni casi, internazionale. È sempre maggiore la partecipazione femminile ai corsi di formazione manageriale e, secondo i direttori dei centri, è destinata a crescere ulteriormente nei prossimi anni. Anche la presenza rosa ai vertici delle aziende sta facendo registrare un trend positivo, pur essendo ancora poche le donne manager che muovono le leve del potere.

Da una ricerca condotta da McKinsey (2007), nello scenario europeo, il 55% dei laureati è donna ma su 10 posti al vertice delle maggiori società soltanto uno è occupato da una donna, a dimostrazione del fatto che più si sale nella gerarchia aziendale, più la presenza femminile è ancora incerta. Tuttavia, come confermano le voci raccolte, esiste un legame accertato dai numeri delle business school e dai loro servizi di placement tra la frequenza ai master e la crescita delle donne nella gerarchia aziendale.

L’affermazione della leadership femminile in azienda, che soprattutto in Italia fatica a crescere (più che altro nel top management, dal momento che sulla linea le donne leader sono ormai molte, specialmente nei settori delle risorse umane, del marketing o della comunicazione) ha a che fare con aspetti sociali e culturali, perciò la formazione può dotare le donne, prima ancora che di skills o di strumenti per affrontare il confronto con la componente maschile in campo professionale, di una visione strategica, che superi le distinzioni e le sensibilità.

È questo il campo del diversity management su cui alcuni centri di formazione stanno lavorando da anni con risultati apprezzabili per mettere a fuoco prassi operative e specifiche competenze per gestire la diversità. Un’efficace valorizzazione delle differenze dei dipendenti all’interno di un’organizzazione può aiutare l’ambiente a reagire meglio di fronte alle sfide provenienti dal mercato esterno.

Se nella grande azienda, che fa formazione manageriale costante, l’affermazione della leadership femminile è un trend in rapida crescita, più lento appare il superamento di certi stereotipi nella piccola impresa, in molti casi ancora fondata sul family business, dove le imprenditrici al timone faticano a esprimere le proprie capacità e la propria vision. Fondamentale appare qui il ruolo dei corsi formativi che, nelle regioni più all’avanguardia (come in Emilia Romagna, dove si registra la più alta occupazione femminile in Italia) hanno aiutato lo sviluppo del management femminile anche in settori industriali tradizionalmente maschili, come il metalmeccanico o il settore delle materie plastiche.

Ilenia said...

Buonasera a tutti.
Mi trovo completamente d’accordo con la quasi totalità dei miei colleghi, sul ritenere che non esiste una sostanziale differenza tra leadership femminile e leadership maschile e che anzi la donna mostra in moltissimi campi, dalla famiglia al lavoro, una fortissima capacità organizzativa e gestionale. Purtroppo, ancora oggi, la nostra società, pur sforzandosi, presenta ancora elementi di discriminazione ritenendo che il “sesso debole” non sia in grado di svolgere determinate mansioni; ma a volte le statistiche, seppur minimamente, dimostrano il contrario.
A tal proposito propongo qui di seguito un documento che riporta un pensiero circa la leadership femminile:
“Molte donne hanno assunto posizioni interessanti all’interno del mondo del lavoro e gestiscono situazioni complesse nella vita famigliare e sociale. Le donne, grazie allo stile e alla sensibilità che solitamente le caratterizza, possono applicare efficacemente e con coerenza principi basilari che differenziano un leader da un capo; valorizzando le proprie peculiarità e i propri talenti possono "promuoversi" in posizioni di vertice raggiungendo un "equilibrio di genere".
La cosa più penosa per una società che tende all’uguaglianza, nella quale sempre più donne stanno acquisendo posizioni caratterizzate da uno status elevato, è che le donne dotate di autorità si trovano strette in un doppio legame. Se parlano (e agiscono) utilizzando lo stile normalmente adottato dalle donne, vengono considerate delle leader inadeguate. Se invece utilizzano lo stile tipico dei leader, vengono considerate donne inadeguate. La via verso l’autorità è molto ripida per le donne e una volta giunte in cima si trovano su un letto di spine.”

Fonte:http://www.unionefemminile.it/un/index.php?option=com_content&task=view&id=558&Itemid=59

S.Ribis said...

buonasera a tutti, devo dire che fino ad ora non avevo visto tutto questo grande affiatamento nel blog ma questo mi intriga molto.
cmq alla domanda: "c'è differenza tra leadership femminile e maschile?"mi viene da rispondere si e soprattutto questo è un si veramente deciso.
Mi dispiace per tutti i "maschetti" ma sono convinta che ad ogni decisione di un uomo c'è sempre dietro una proposta di una donna.
In aula abbiamo detto che è scorretto associare alla parola leader la parola potere e riflettendoci è vero. Il vero leader non è chi dimostra potere ma chi riesce ad influenzare gli altri e ritengo che le donne siano formidabili in questo e soprattutto le ritengo molto furbe in quanto, riescono a far credere ad un uomo di aver preso una decisione che in realtà hanno preso loro.
In oltre la donna ha una capacità fondamentale che gli uomini non hanno e cioè quello di fare più cose contemporaneamnte e farle tutte bene, con questo non voglio dire che gli uomini non siano capaci del tutto di prendere decisioni ma comunque ritengo che abbiano sempre bisogno di una donna accanto per prenderle.

ps:non vogliatemi male :-)

Giuseppe Treccarichi said...

Leggendo vari ho avuto modo di notare come in molti casi si tenda ad utilizzare un approccio basato su luoghi comuni per cui le donne sanno fare tutto e bene, ostacolate da uomini che non fanno altro che tarpare loro le ali. A mio avviso il discorso dovrebbe basarsi più che su una distinzione di tipo sessuale su una distinzione di tipo personale(soggettiva), nel senso che, così come esitono uomini con elevate capacità di esercitare leadership sugli altri esistono donne con le stesse capacità, come dimostrato da numerosi esempi di donne di successo in numerosi e svariati ambiti professionali. Lo stesso vale in senso opposto: esistono uomini incapaci così come esistono donne incapaci.
Che poi nel corso della storia siano stati sempre uomini ad esercitare ruoli di potere è una conseguenza di una valorizzazione maggiore della figura maschile che trova le proprie radici sin dalla preistoria.
Ciò che invece può variare tra leadership maschile e femminile è il modo in cui questa viene implementata nella pratica, visto che in tal caso intervengono tratti comportamentali peculiari che distinguono gli uomini dalle donne.
A mio avviso non è comunque da escudere le possibilità di un esercizio congiunto di leadreship maschile e femminile. Non a caso spesso si dice che "dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna" e mi sentirei di dire che in altri casi è anche valida la relazione opposta.

samuele said...

Sono d'accordo con la maggior parte di voi quantunque debbo ammettere che di qualcuno non ho letto oltre le prime righe.Distinquere la lidership in maschile e femminile e'banale.Mi spiego in aula ci sono donne e uomini che stanno studiando che sono aguerriti che hanno intenzione di laurearsi.E' vero che se facciamo una statistica le piu' brave risultano le donne,ma si sa questo fatto comincia all'asilo.E allora come mai in percentuale ci sono poche donne ai vertici aziendali ?Perche' spesso sono le donne che durante la carriera soppesano cosa e' piu' importante e lasciano la leadership per la famiglia.Spesso lasciano non perche' vogliono farlo ma perche' gli impegni della famiglia fanno si che manchi il tempo per continuare nella formazione per preparare un articolo per un giornale per....

Filippo said...

sono assolutamente contrario con chi ha scritto che le donne siano capaci di fare determinate cose meglio dell'uomo e viceversa perchè così si da un'ulteriore giustificazione alla "disparità" dei sessi e di certo non si facilita il raggiungimento della tanto acclamata e richiesta parità.
mi trovo d'accordo con chi ha sottolineato l'importanza della persona e delle proprie capacità e competenze come elementi caratterizzanti della leadership.
sarei portato a schierarmi con chi crede nell'assenza di differenze tra le 2 leadership, ma l'attuale mancanza di parità, e la (conseguente?)rarità della leadership femminile, fanno si che le differenze ci siano (difficilmente una leadership femminile è accettata e condivisa senza problemi, quindi quando si "permette" ad una donna di arrivare in cima questa sarà sempre criticata, sempre sotto pressione, sempre con l'obbligo di dover dimostrare qualcosa, cosa che spesso non capita con la leadership maschile).
ci sono tutta una serie di fattori che vanno ad influire sia sulla leadership sia sul modo con cui questa viene ottenuta (penso alle elezioni USA, quando Sarah Palin fu inizialmente inneggiata in quanto donna e madre, e successivamente criticata per la sua situazione familiare).

Filippo said...
This comment has been removed by the author.
Filippo said...

Aggiungo 2 links con studi che possono essere utili a tutti (raccomando il secondo)

-http://www.philanthropy-centrostudi.it/2008/03/04/gli-ostacoli-alla-leadership-femminile-e-le-risoluzioni-che-fanno-la-differenza/

-http://baw2008.altervista.org/presentazioni/Campus.pdf

M.Fiamingo said...

Riprendo una parte del commento di Filippo:"l'attuale mancanza di parità, e la (conseguente?)rarità della leadership femminile, fanno si che le differenze ci siano (difficilmente una leadership femminile è accettata e condivisa senza problemi, quindi quando si "permette" ad una donna di arrivare in cima questa sarà sempre criticata, sempre sotto pressione, sempre con l'obbligo di dover dimostrare qualcosa, cosa che spesso non capita con la leadership maschile). Io credo che se la donna in quella posizione viene sempre criticata,messa sempre sotto pressione,deve sempre dimostrare qualcosa,ecc. è la CONSEGUENZA di una cultura che soprattutto in passato,ma in parte ancora oggi,è ancorata e focalizzata sull'uomo. E non invece perchè ci siano delle differenze tra leadership maschile e femminile. Poi magari mi sbaglierò.

di mauro said...

navigando su internet ho trovato uno ricerca fatta dalla Krauthammer International su un campione di 306 managers per individuare le caratteristiche legate a qualità di leadership maschili e quelle legate a qualità di leadership femminili.ecco il link:


http://www.krauthammer.com/Docs/Content/File/VRB10/VRB10ITFIN3.pdf

Valentina Bordenca said...

Purtroppo non ho avuto la possibilità di essere in aula durante la presentazione sulla leadership ma vedo che il dibattito ha infervorato gli animi.
Anche se in teoria non ci dovrebbero essere differenze in realtà queste si fanno. A prescindere dal fatto che le donne possano essere più in grado degli uomini di fare più cose contemporaneamente qui il vero problema è che, purtoppo per noi donne, ci dobbiamo scontrare quello che è lo stereotipo del leader:l'uomo in giacca e cravatta, tenace e in grado di essere sopra le parti in qualsiasi situazione.Per di più dobbiamo combattere con quella che forse è la cosa più difficile da cambiare:la cultura.In italia e in particolar modo nella nostra terra c'è chi vede la figura del leader come "una cosa da uomini".E non sto parlando della cultura che c'era al tempo di mio nonno.Sentire parlare colleghi della mia età in questo modo è quello che mi preoccupa di più. Ci dovremmo forse accontentatre del proverbio " Dietro un grande uomo ci sta una grande donna?" e continuare a rimanere nell'ombra? Mi spice ma non ci sto!